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Sezione C: Dall’idoneità al conferimento incarico.


  • C1. Che funzioni hanno gli enti autorizzati?
    Nel ratificare la Convenzione dell'Aja del 1993 in materia di adozione internazionale (con la legge n. 476/98), l’Italia ha scelto di rendere indispensabile l’intervento degli enti autorizzati, ai quali le coppie devono necessariamente conferire incarico per procedere all’adozione internazionale.
    Il ruolo dell'ente autorizzato non consiste nella pura e semplice attività di "intermediazione" tra la coppia aspirante all’adozione e il Paese di origine in cui si intende adottare.
    L’ente autorizzato, secondo quanto previsto dalla Convenzione de L’Aja, svolge una serie di attività che garantiscono la regolarità e la migliore qualità dell’adozione, intervenendo in tutto il procedimento che va dalla presentazione della domanda nel Paese d’origine fino all’ingresso in Italia del bambino adottato e proseguendo con la periodica presentazione alle autorità straniere dei rapporti sull’inserimento familiare e sociale del bambino. Fin dal momento in cui l’ente autorizzato riceve l’incarico dalla coppia, esso aiuta i coniugi a rendere più concreta la loro aspirazione ad adottare un minore straniero nella complessa realtà dell'adozione internazionale.
    E' importante che la coppia che desidera accogliere in adozione un minore (italiano o straniero) comprenda che le leggi (italiane e straniere) sull'adozione e le relative procedure non sono non sono inutili ostacoli alla realizzazione del progetto adottivo, bensì garanzie della correttezza della procedura, a tutela del minore e della stessa coppia.

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  • C2. Come scegliere l’ente autorizzato?
    Entro un anno dalla notifica del decreto d’idoneità i coniugi devono conferire ad un ente autorizzato, iscritto nell’apposito albo tenuto dalla CAI, l’incarico ad assisterli nel la realizzazione di un’adozione internazionale. Si tratta di un contratto regolato dalle norme del codice civile relative al contratto di mandato (cfr. artt. 1703 e seguenti del codice civile).
    Nello scegliere l’ente cui affidarsi, i coniugi devono innanzi tutto tener presente che ogni ente può accettare l’incarico solo da parte delle coppie che risiedono nella regione o nella macroarea in cui l’ente medesimo è stato autorizzato ad operare.
    Questa regola intende assicurare la necessaria vicinanza tra le coppie e l’ente autorizzato, il quale deve disporre, nell’area geografica in cui opera, delle strutture organizzative e operative che “garantiscano l’esecuzione degli adempimenti e delle prestazioni necessari per l’informazione, la preparazione e l’assistenza alle coppie nella procedura di adozione e l’assistenza nel post-adozione.” (cfr. artt. 8 e 9 della delibera della CAI n. 13 del 28/10/2008).
    Ogni ente è pertanto autorizzato ad operare in una o più regioni, ovvero in una o più macroaree.
    Le macroare sono cinque e comprendono le seguenti regioni:
    Macroarea A: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Sardegna, Lombardia;
    Macroarea B:  Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia;
    Macroarea C:  Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche, Sardegna;
    Macroarea D:  Lazio, Sardegna, Abruzzo, Molise, Campania;
    Macroarea E:  Campania, Puglia, Calabria, Basilicata, Sicilia.
    In casi particolari, la Commissione può autorizzare la coppia ad incaricare un ente che non opera nella regione ove la coppia risiede. In tali casi, l’ente indicato deve predisporre uno specifico progetto che garantisca, eventualmente con la collaborazione dei servizi territoriali, l’assistenza e l’accompagnamento della coppia durante tutte le fasi del percorso adottivo e nel post adozione.
    L’Albo degli enti autorizzati consente di verificare l’area di attività di ogni ente in Italia e all’estero.

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  • C3. E’ possibile prorogare il periodo di un anno entro il quale deve essere conferito il mandato ad un ente autorizzato?
    No, la legge non prevede alcuna possibilità di proroga del periodo di un anno dalla comunicazione del decreto di idoneità per il conferimento dell’incarico ad un ente autorizzato (cfr. l’art. 31, comma 1, della legge n. 184/83). Pertanto, se la coppia dichiarata idonea non conferisce l’incarico ad un ente autorizzato entro un anno dalla comunicazione del decreto, questo diventa inefficace e occorre presentare una nuova dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni.

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  • C4. Si può realizzare un’adozione internazionale in un Paese non aderente alla Convenzione de L’Aja?
    , è possibile realizzare un’adozione internazionale in un Paese non aderente alla Convenzione de L’Aja del 1993, purché siano rispettati, oltre che la normative italiana, i principi della Convenzione medesima. Inoltre, occorre che in tale Paese operi un ente autorizzato italiano, che seguirà la procedura.
    Gli enti italiani, infatti, possono essere autorizzati dalla CAI ad operare anche in Paesi non aderenti alla Convenzione de L’Aja, purché la normativa di tale Paese non confligga con la Convenzione.

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  • C5. Può una coppia adottare in un Paese nel quale non operano enti autorizzati?
    Secondo il sistema normativo vigente in Italia, non è possibile realizzare adozioni internazionali nei Paesi per i quali nessun ente sia stato autorizzato dalla CAI.
    Ciò non costituisce una limitazione irragionevole, anche in considerazione del grandissimo numero di Paesi (70) in cui gli enti italiani sono autorizzati ed operano.
    Inoltre, occorre tenere presente che i Paesi, per i quali nessun ente italiano è autorizzato, spesso presentano una di queste caratteristiche:
    1)   proibiscono l’adozione (come la maggior parte dei Paesi di diritto islamico)
    2)   non consentono le adozioni internazionali, ovvero le consentono solo ai propri connazionali residenti all’estero
    3)   non assicurano il rispetto dei principi della Convenzione de L’Aja (ad esempio, lo stato di abbandono non è oggetto di verifiche sufficienti)
    4)   prevedono condizioni troppo difficili (ad esempio periodi di residenza permanente all’estero molto lunghi)
    5)   presentano condizioni ambientali rischiose (per esempio guerre civili, epidemie).
    La regola generale, secondo la quale non è possibile adottare nei Paesi in cui nessun ente italiano è autorizzato, ha una sola eccezione che riguarda le coppie nelle quali almeno uno dei coniugi è cittadino straniero e che desiderano realizzare un’adozione nel loro Paese d’origine. Infatti, in tali situazioni il progetto di adottare nel Paese d’origine è comprensibile (anche in termini di reciprocità: la nostra legge consente ai cittadini italiani residenti  all’estero di presentare domanda di adozione in Italia).
    Se gli interessati sono originari di un Paese in cui nessun ente italiano opera, essi, in quanto residenti in Italia, sono comunque tenuti a seguire la procedura italiana e munirsi del decreto di idoneità emesso dal Tribunale per i minorenni.
    Una volta ottenuto tale decreto, i coniugi devono subito rivolgersi alla CAI che valuterà la situazione caso per caso: se le norme e le procedure previste nel Paese d’origine della coppia sono conformi ai principi della Convenzione de L’Aja, la CAI indicherà alla coppia le concrete modalità con cui proseguire l’iter adottivo. Si sottolinea che anche in questi casi occorre attivare la procedura entro un anno dalla comunicazione del decreto di idoneità.

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