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Sezione D: Dall’incarico all’adozione.


  • D1. Una volta scelto un ente autorizzato, si può, nel corso della pratica, cambiare incaricandone un altro?
    Si, è possibile revocare l’incarico all’ente cui lo si era conferito e incaricare un altro ente individuato. E’ importante che la revoca e il nuovo incarico siano contestuali o almeno molto ravvicinati tra loro nel tempo. Pertanto, prima di procedere alla revoca, è sempre opportuno avere verificato la disponibilità dell’altro ente ad accettare l’incarico. Tutti i passaggi devono essere chiaramente comunicati (per esempio con raccomandata A. R.) agli enti coinvolti e alla Commissione. Non è tuttavia necessaria una preventiva autorizzazione della Commissione (comunicato del 4 luglio 2006).

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  • D2. Può l’ente autorizzato incaricato recedere dal contratto, rinunciando al mandato?
    Si, è possibile. Tra la coppia che conferisce l’incarico e l’ente autorizzato viene stipulato un contratto di mandato, la cui disciplina generale è stabilita dal codice civile (cfr. in particolare gli articoli 1703 e seguenti), oltre che dalla legge n. 184/83.
    Il contratto si estingue, tra le altre cause, per revoca da parte del mandante (=la coppia, cfr. punto D1) o per rinuncia del mandatario (=l’ente autorizzato).
    La legge prevede che il mandatario (=l’ente autorizzato) possa rinunciare al mandato per giusta causa, cioè quando si verifichino fatti di particolare gravità, tali da impedire la continuazione del rapporto. Inoltre, il contratto può prevedere che l’ente autorizzato possa recedere in specifiche circostanze (come in caso di rifiuto da parte della coppia dell’abbinamento proposto, senza giustificato motivo).

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  • D3. Chi deve richiedere alla CAI l’autorizzazione all’ingresso?
    L'Ente autorizzato che ha seguito la coppia nell'iter adottivo trasmette la documentazione completa alla CAI, utilizzando il portale web ad accesso protetto, predisposto al fine di facilitare e accelerare lo scambio di documenti con gli Enti.
    La CAI, dopo aver verificato che la documentazione è completa e in regola, entro due giorni lavorativi emette l’autorizzazione all’ingresso del bambino in Italia, comunicandola all’ente, al Tribunale per i minorenni e alla rappresentanza diplomatica italiana nel Paese in cui si è svolta la procedura adottiva. Ovviamente, se la documentazione è incompleta o irregolare, saranno necessari tempi maggiori.

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  • D4. Nel corso della procedura, la coppia deve adempiere qualche obbligo nei confronti della CAI (ad esempio: inviare o richiedere documenti)?
    No. Tutti gli adempimenti necessari per lo sviluppo dell’iter adottivo rispetto alla CAI sono svolti dall’Ente Autorizzato.

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  • D5. Che cosa si intende per "abbinamento"? Chi lo decide?
    L’abbinamento è quella fase della procedura in cui l’autorità competente del Paese d’origine individua, tra le domande depositate da parte delle coppie aspiranti all’adozione, quella dei coniugi più rispondenti alle caratteristiche e alle specifiche necessità dei bambini in attesa di adozione. Nell’esaminare i fascicoli delle coppie in attesa, l’autorità competente del Paese d’origine tiene conto dell’ordine cronologico con cui i fascicoli sono stati depositati.
    Tuttavia, poiché la funzione essenziale dell’abbinamento è trovare la famiglia giusta per ciascun bambino, le caratteristiche e i bisogni del bambino (l’età, lo stato di salute, la presenza di fratelli, le sue specifiche esperienze di vita, quali traumi, abusi, eccetera) possono rendere necessaria la deroga dall’ordine cronologico.
    L’iniziale abbinamento degli aspiranti genitori adottivi con uno specifico  bambino viene dunque deciso dall’autorità competente del Paese d’origine del bambino. A questo punto, la proposta di abbinamento viene inviata, insieme al dossier del bambino (o ad una scheda più o meno dettagliata, a seconda del Paese d’origine) all’ente che segue la coppia.
    L’ente provvede ad informare la coppia della proposta di abbinamento e a comunicarle tutte le notizie ricevute sul bambino.
    Sulla base di tali informazioni, valutate insieme al’ente, nonché di eventuali approfondimenti  (nel caso in cui lo Stato d’origine li consenta), la coppia decide se accettare o rifiutare la proposta di abbinamento.
    L’accettazione della proposta di abbinamento da parte degli aspiranti genitori adottivi segna la fine della fase dell’abbinamento e apre la successiva fase dell’incontro con il bambino nel suo Paese di origine.
    La procedura di abbinamento descritta corrisponde al modello previsto dalla Convenzione de L’Aja del 1993 ed è applicata in quasi tutti i Paesi d’origine che hanno ratificato la Convenzione, ma anche in Paesi d’origine che – pur non avendola ratificata – ad essa si sono ispirati.
    In altri Paesi d’origine (ad esempio l’Ucraina) vige un sistema diverso, secondo il quale gli aspiranti all’adozione ricevono la proposta di abbinamento direttamente in occasione del loro primo viaggio nel Paese d’origine.

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  • D6. Che cos'è l'affidamento preadottivo?
    In alcuni Paesi d’origine (così del resto come in Italia per le adozioni nazionali) è previsto che, prima della pronuncia dell’adozione definitiva, ci sia un periodo di convivenza del bambino con la coppia aspirante alla sua adozione, al termine del quale l’autorità competente (di solito un tribunale) verifica la positività dell’abbinamento e pronuncia la sentenza di adozione. Questo periodo di convivenza precedente alla pronuncia definitiva dell’adozione è denominato “affidamento preadottivo”. Alcuni Paesi consentono che tale periodo di affidamento preadottivo possa svolgersi nel Paese dei coniugi adottanti e a tal fine autorizzano l’espatrio del bambino.
    Pertanto, il provvedimento di affidamento a scopo adottivo è emesso dall’autorità competente del Paese d’origine, mentre il controllo sull’andamento dell’affidamento preadottivo e la pronuncia definitiva dell’adozione spettano all’autorità competente del Paese d’accoglienza.
    I Paesi d’origine che prevedono l’affidamento preadottivo sono l’India, le Filippine, la Tailandia, la Slovacchia, nonché numerosi Paesi africani (quali  Senegal, Gambia, Kenya).
    In Italia, durante il periodo di affidamento preadottivo i servizi territoriali competenti incontrano la famiglia per valutare la situazione e svolgono gli opportuni interventi per favorire l'inserimento del minore nella sua nuova famiglia. Al termine del periodo di affidamento preadottivo (che dura un anno, con possibilità di proroga, qualunque sia la durata prevista nel Paese d’origine), il Tribunale per i minorenni verifica l’effettivo interesse del minore all'adozione definitiva e decide di conseguenza.

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  • D7. Che cosa deve fare una coppia se, dopo avere ottenuto il decreto d’idoneità, subentra una gravidanza?
    La gravidanza è un momento di cambiamento totale nella vita della coppia (cfr. il punto A7). Con l’arrivo del figlio, la famiglia sarà completamente diversa da quella conosciuta, descritta e valutata dai servizi territoriali, giudicata dal Tribunale per i minorenni e presentata all’autorità straniera del Paese d’origine.
    Di conseguenza, l’autorità del Paese d’origine non ha più gli elementi di conoscenza per decidere se quella specifica famiglia è in grado di accogliere e di prestare tutte le cure e attenzioni necessarie a quei particolari bambini che hanno bisogno dell’adozione internazionale.
    Del resto, anche il figlio biologico in arrivo ha diritto ad avere tutte le cure e tutta l’attenzione dei suoi genitori per tutto il tempo necessario.
    Pertanto, se dopo l’ottenimento del decreto d’idoneità – in qualsiasi momento dell’iter adottivo - interviene una gravidanza, la coppia deve informarne immediatamente l’ente incaricato, il quale è tenuto a segnalare a sua volta la nuova situazione al tribunale per i minorenni, alla Commissione e ai servizi territoriali (cfr. l’art. 14, comma 1, lettera c, del DPR n. 108/07).
    A questo punto, potrà essere avviato il procedimento per l’eventuale revoca del decreto d’idoneità.
    IN OGNI CASO e anche se non interviene la revoca del decreto d’idoneità, è assolutamente necessario interrompere l’iter adottivo intrapreso all’estero, che potrà essere riavviato solo dopo che la nuova famiglia si è stabilizzata e i servizi territoriali l’hanno rivalutata.

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  • D8. È possibile portare a termine una procedura di adozione internazionale, se durante il periodo di attesa la coppia ha adottato attraverso la procedura di adozione nazionale?
    L’ingresso in famiglia di un figlio adottato con la procedura di adozione nazionale determina gli stessi effetti, sul carattere e sull’equilibrio della coppia, di una filiazione biologica (cfr. punto D7), amplificati dalle specifiche caratteristiche e complessità dell’adozione intrapresa.  E’ pertanto necessario, prima di intraprendere una seconda adozione, che l’equilibrio familiare si sia riassestato. Ciò vale non solo per un’eventuale seconda adozione nazionale, per la quale i coniugi dovranno presentare una nuova dichiarazione di disponibilità al Tribunale per i minorenni e collaborare per tutti i conseguenti accertamenti a cura dei servizi territoriali, ma anche per l’adozione internazionale successiva ad una prima adozione nazionale.  Come spiegato al punto A7, infatti, le relazioni sulla base delle quali fu emesso il decreto di idoneità non corrispondono più alla realtà della famiglia e non possono consentire alle autorità competenti dei Paesi d’origine di decidere correttamente l’eventuale abbinamento con un bambino.Pertanto, se dopo aver conferito l’incarico ad un ente autorizzato viene avviata un’adozione nazionale (sia con l’affidamento preadottivo, sia con l’affidamento “a rischio giuridico”) la coppia deve informarne immediatamente l’ente incaricato, che potrà così intervenire sulla procedura avviata all’estero. E’ poi opportuno attendere la conclusione dell'anno di affidamento preadottivo e la notifica della sentenza di adozione nazionale. A questo punto la coppia dovrà rinnovare gli atti presso il Tribunale per i minorenni competente che incaricherà i servizi territoriali di aggiornare le relazioni psicosociali.

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