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Sezione E: Il nome del minore adottato.


  • E1. Si può cambiare nome al minore adottato all’estero?
    Il nome è oggetto di un diritto della personalità, riconosciuto dalla legge (artt. 6-8 del Codice Civile).
    La Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia  del 1989, ratificata da 192 Paesi, tra i quali l’Italia, all’art. 8, comma 1, così dispone: ”Gli Stati Parte si impegnano a rispettare il diritto del fanciullo a preservare la propria identità, ivi compresa la sua nazionalità, il suo nome e le sue relazioni familiari, così come riconosciuto dalla legge, senza ingerenze illegali.”
    Il diritto all'identità personale ha per oggetto l'interesse della persona all'intangibilità della propria proiezione sociale e a vedersi riconoscere all'esterno il proprio patrimonio intellettuale, culturale, ideologico, sociale, politico, religioso; è garanzia di protezione della personalità umana e della sua dignità.
    Nell’adozione internazionale, la decisione dei neo-genitori di cambiare nome al proprio figlio può derivare dalla difficoltà, più o meno consapevole, ad accettare il bambino con tutta la sua storia. Tuttavia, occorre riflettere sul fatto che il nome è per i bambini l’unica loro proprietà, l’unico riferimento che li tiene agganciati alla loro origine, al loro Paese di provenienza, alla loro cultura di appartenenza, alla loro storia.
    Pertanto, anche se in alcuni Paesi d’origine al momento della pronuncia dell’adozione viene chiesto agli aspiranti genitori se desiderano sostituire il nome originario del bambino, è sconsigliabile il cambiamento del nome, a prescindere dall’età del bambino e anche in presenza di nomi  “particolari” per noi, ma con un preciso significato nel Paese d’origine e per il minore.
    Con queste importanti premesse, la legge italiana (D.P.R. n. 396 del 3 novembre 2000, “Regolamento per la revisione e semplificazione dell’ordinamento dello stato civile” articoli 84 e seguenti) comunque consente in casi particolari od in presenza di situazioni oggettivamente rilevanti di inoltrare la richiesta per il cambio del nome. Tale richiesta, pur tuttavia, “deve avere carattere eccezionale ed è ammessa esclusivamente se supportata da adeguata documentazione e da significative motivazioni.”
    La richiesta deve essere inoltrata dai genitori al Prefetto della Provincia del luogo di residenza. Il Prefetto, dopo l’istruttoria di rito e se ritiene la domanda meritevole di essere presa in considerazione, autorizza con suo decreto la sostituzione del nome originario o l’aggiunta di altro nome.

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  • E2. Se la sentenza straniera di adozione ha assegnato al bambino il cognome paterno e quello materno, il doppio cognome può essere mantenuto anche in Italia?
    Nei Paesi di cultura spagnola (e quindi anche nei Paesi dell’America Latina, come la Colombia, il Cile, il Perù) il figlio porta un doppio cognome, composto dal cognome del padre e dal cognome della madre. Conseguentemente, le sentenze di adozione pronunciate in quei Paesi assegnano al bambino adottato il doppio cognome, formato dal cognome del padre adottivo seguito da quello della madre adottiva.
    Al momento della trascrizione in Italia, tuttavia, il cognome imposto dalla sentenza straniera deve essere corretto eliminando il cognome della madre.
    Ciò deriva dall’applicazione dell'art. 98, comma 2, del D.P.R. n. 396 del 3 novembre 2000 (“Regolamento per la revisione e la semplificazione dell’ordinamento dello stato civile”), il quale  dispone che l'Ufficiale dello stato civile, allorquando riceve, per la trascrizione, un atto di nascita relativo ad un cittadino italiano nato all'estero da genitori legittimamente uniti in matrimonio, ovvero relativo a cittadino italiano riconosciuto come figlio naturale, al quale sia stato imposto un cognome diverso da quello spettante per la legge italiana, lo corregge mediante annotazione. Infatti, secondo il vigente sistema normativo italiano il figlio legittimo porta il cognome del padre.
    Attenzione: nel 2008 e nel 2010 il Ministero dell'Interno ha emesso due circolari (circolare F/397 - 5226 del 13 maggio 2008 e n.  4  del 18 febbraio 2010) per adeguare l’applicazione del Regolamento dello stato civile ai principi dell’ordinamento comunitario, a seguito di una sentenza della Corte di Giustizia UE (sentenza 2 ottobre 2003, resa nel caso C-148/02).  Le due circolari hanno precisato che le istruzioni impartite agli Ufficiali dello stato civile, relative al mantenimento del doppio cognome al momento della trascrizione in Italia dell’atto di nascita, si applicano solamente ai casi di doppio cognome attribuito alla nascita.
    Pertanto, nel caso del doppio cognome assegnato con la sentenza di adozione continua a valere la regola dell’eliminazione, al momento della trascrizione in Italia della sentenza di adozione straniera, del cognome della madre adottiva.

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