Vai direttamente ai contenuti della pagina

Resilienza

I primi studi sulla resilienza risalgono agli anni 60 per opera di una ricercatrice americana Emmy Werner, seguita da Fritz Redi che coniava il termine di “resilienza dell’io”; in seguito il termine fu inteso in termini più ampi come capacità dinamica di controllo di sé rispetto alle sollecitazioni dell’ambiente. In Europa il tema è stato approfondito da Boris Cyrulnik, ritenuto a livello internazionale il maggior esperto e autore di numerosi testi.

Il termine “RESILIENZA” in ambito psicologico indica la capacità dell’individuo di fronteggiare un evento traumatico, acuto o cronico, ripristinando nel tempo il progressivo recupero dell’equilibrio psicofisico, precedente al trauma, e in alcuni casi, migliorandolo.

Si può concepire la resilienza come una funzione psichica che si modifica nel tempo in rapporto all’esperienza, ai vissuti e al modificarsi dei meccanismi mentali che la sottendono. Una buona resilienza è il risultato di una integrazione di elementi istintivi, affettivi, emotivi e cognitivi. E’ una capacità che può essere appresa in particolare in contesti educativi che sappiano promuovere l’acquisizione di comportamenti resilienti, quali la resistenza di fronte alle avversità e la capacità di trasformare in risorsa positiva condizioni esterne sfavorevoli, superandole, e uscendone rafforzati e trasformati.

© Copyright 2011 Commissione per le Adozioni Internazionali - Tutti i diritti riservati - Credits