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Editoriale

Il primo numero del 2010 apre l’anno con una novità nell’assetto del Notiziario della Commissione per le adozioni internazionali Comunicare, Ascoltare, Informare, che d’ora in poi sarà pubblicato esclusivamente online.
La scelta di tale cambiamento è scaturita da diversi obiettivi che vogliamo perseguire come Autorità centrale per le adozioni internazionali.
Uno dei compiti della Commissione è quello di promuovere e divulgare la cultura dell’adozione, sensibilizzando gli operatori che vi dedicano la loro attività professionale e tutti i cittadini.
Per realizzare questa finalità, la Commissione da anni organizza cicli di formazione nazionale e internazionale, cura la pubblicazione della collana Studi e Ricerche, promuove convegni, giornate di studio e altre numerose iniziative. Questa nuova iniziativa vuole facilitare la fruibilità degli approfondimenti e delle preziose informazioni che, ogni anno, i tre numeri quadrimestrali del Notiziario contengono. Anche negli anni precedenti il Notiziario è sempre stato pubblicato sul sito in una versione stampabile: la nuova forma editoriale assicura una maggiore facilità di consultazione per una ricerca più veloce e focalizzata.
È mia consuetudine usare lo spazio di questo editoriale per condividere le mie riflessioni in merito agli avvenimenti di rilievo che riguardano le adozioni internazionali, la sussidiarietà, la cooperazione e, in generale, tutto ciò che interessa l’infanzia in difficoltà. Come tutti sappiamo, i primi mesi di quest’anno 2010 hanno visto il mondo intero mobilitarsi in aiuto della popolazione di Haiti, a seguito del catastrofico terremoto del 12 gennaio. È stato riportato nel precedente numero del Notiziario (anno 6/2009, n. 3) che la Commissione per le adozioni internazionali ha sostenuto direttamente il Paese, attraverso il finanziamento di alcuni progetti con organizzazioni attive sul territorio. La Commissione sta continuando a operare a favore del Paese caraibico, avendo finanziato una serie di ulteriori progetti messi a punto da enti autorizzati e da organizzazioni umanitarie.
Un altro aspetto cui dedico un richiamo riguarda una recentissima notizia, sui prodromi della quale mi sono già espresso pubblicamente e che mi vede particolarmente coinvolto, quale Presidente della Commissione per le adozioni internazionali.
Su ricorso della Procura generale, le Sezioni unite della Corte di Cassazione si sono espresse in merito alla possibilità che il decreto di competenza del Tribunale per i minorenni contenga specificazioni circa l’etnia dei minori cui i coniugi aspirano e per i quali sono eventualmente idonei.
Con la sentenza n. 13332/2010, le Sezioni unite hanno affermato che l’adozione deve essere l’espressione dell’accoglienza e dell’accettazione della “diversità” che caratterizza ogni bambino in stato di abbandono, da qualsiasi Paese provenga, rispetto agli adulti che l’accolgono e che si impegnano per aiutarlo a crescere.
Questo non significa che la coppia sia costretta ad accettare qualsiasi tipo di proposta, da qualsiasi parte del mondo provenga, prescindendo dalle condizioni di età e di salute del minore, dalla sua età, dal numero di fratelli da mantenere uniti, dalla consapevolezza delle maggiori difficoltà da superare per l’inserimento di bambini di colore. La sentenza della Suprema Corte esprime con forza la necessità della maturazione di ogni singola coppia rispetto alla massima disponibilità compatibile con le sue specifiche caratteristiche: questo richiede il rispetto del superiore interesse del bambino.
Per questo, ogni coppia va accompagnata e aiutata, dai servizi e dagli enti autorizzati, in modo che riesca a esprimere il meglio di sé nell’esperienza adottiva, con generosità ed equilibrio, ma anche senza eccessi ideologici.
La pronuncia della Corte di Cassazione mette in piena luce la fase, importantissima, in cui i servizi territoriali approfondiscono la conoscenza della coppia aspirante all’adozione e, sulla base di una solida competenza professionale arricchita dall’esperienza, formulano un giudizio sull’effettiva capacità di una coppia di essere una risorsa reale per uno o più bambini provati dall’esperienza di abbandono e, come è molto frequente, dalla conseguente istituzionalizzazione.
Il diretto e convinto impegno della Commissione sul fronte della formazione degli operatori trova, nelle considerazioni delle Sezioni unite, ulteriore incoraggiamento. 

Carlo Amedeo Giovanardi