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Notizie dal mondo

 I blocchi e i rallentamenti delle procedure adottive.


Periodicamente si ripropone il tema del cosiddetto “blocco” delle procedure adottive nei Paesi di origine. Si tratta di un fenomeno che, esaminato da vicino, assume caratteristiche e ha cause variegate.
A volte, si può trattare di una “moratoria” delle procedure di adozione decisa dai Paesi di origine stessi, per il tempo necessario ad arrivare una revisione dell’intero sistema di protezione e tutela dell’infanzia, in grado di offrire una adeguata risposta agli standard di garanzia e trasparenza così come previsti dagli Accordi e dalle Convenzioni internazionali. Altre volte, la moratoria mira a fare luce su situazioni di gravi irregolarità, e può essere conseguenza delle  pressioni dei Paesi di accoglienza.
Molto spesso, più che di veri e propri blocchi si tratta di rallentamenti delle procedure: la ricostituzione degli organi di vertice può determinare modifiche nelle prassi operative o, comunque, periodi in cui i nuovi vertici del processo adottivo rivalutano la regolarità delle procedure in uso; così come l’entrata in vigore di una nuova normativa in materia può richiedere un periodo di “rodaggio” delle nuove procedure.
A fronte del disagio che tali blocchi o rallentamenti determinano per le coppie in attesa di adottare, è necessario considerare che, normalmente, tali situazioni sono determinate dalla volontà degli Stati d’origine di migliorare le proprie procedure e adeguarle ai principi, ormai riconosciuti in tutto il mondo, stabiliti dalla Convenzione sui diritti del fanciullo del 1989 e da quella de L’Aja del 1993. Solo le adozioni attuate nel pieno rispetto di tali principi realizzano correttamente il diritto di ogni bambino a crescere in una famiglia che non sia la sua famiglia biologica.
L’aspetto più critico di tali situazioni riguarda la prevedibilità o imprevedibilità del blocco o della sospensione. Normalmente, sebbene le avvisaglie vi siano state, è poi difficile prevedere l’effettiva durata del blocco o della sospensione, dipendendo ciò da una serie di variabili non solo di natura tecnica, ma anche politica e sociale.
Secondo il suggerimento elaborato nella Guida alle Buone Pratiche n. 1, redatta dal Permanent Bureau della Conferenza de L’Aja, il Paese di origine che intende procedere al blocco delle procedure adottive dovrebbe impegnarsi a fornire adeguate informazioni dello stato delle singole procedure che risentono del blocco. Tali informazioni potrebbero essere inviate alle coppie interessate attraverso gli enti autorizzati.
www.hcch.net/upload/adoguide_e.pdf

Thailandia


Il Child Adoption Center di Bangkok, Autorità centrale per le adozioni in Thailandia, ha reso noto che dal mese di febbraio 2010 non sarà più possibile depositare nuovi dossier di aspiranti all’adozione di un minore thailandese. La decisione si è resa necessaria a causa di un importante numero di fascicoli depositati di candidati all’adozione di un minore thailandese non ancora evasi rispetto al numero reale di minori in stato di adottabilità. Sarà invece possibile candidarsi per l’adozione di bambini con “special needs”, inclusi quindi bambini al di sopra dei 4 anni di età e con problemi di salute reversibili o permanenti o nati da madri malate mentalmente. Occorre inoltre sottolineare che la maggior parte dei minori orientati verso l’adozione internazionale sono bambini orfani o nati da madri sole. Sono 45 i bambini tailandesi adottati in Italia dal 2000 al 2009 (www.commissioneadozioni.it/media/58027/dati&prosp%202_2009.pdf - tavola 2.92, p.116)


La ratifica della Convenzione de L’Aja della Repubblica di Capo Verde


L’1 gennaio 2010 è entrata in vigore nella Repubblica di Capo Verde la Convenzione de L’Aja.
L’accesso alla Convenzione, in accordo all’art. 44, avrà effetto esclusivamente tra il Paese africano e gli altri Stati contraenti la Convenzione stessa, a condizione che quest’ultimi non ne presentino obiezione nei sei mesi successivi alla data della notifica.
Il numero di bambini originari di Capo Verde adottati in ambito internazionale sono pochissimi, dal 2002 al 2009 sono state portate a termine 16 adozioni, 5 delle quali da famiglie italiane.
www.hcch.net/index_en.php?act=conventions.status&cid=69
www.unicef.org/infobycountry/capeverde.html