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Segnalazioni bibliografiche

L’adozione internazionale di minori : normativa interna e giurisprudenza europea

  Alessandra Bisio, Ivana Roagna. - Milano : A. Giuffrè, c2009. - XX, 470 p. ; 24 cm. - (Il diritto privato oggi). -  Bibliografia: p. 447-464. - ISBN 8814148309.

L’istituto dell’adozione internazionale negli ultimi cinquanta anni si è andato evolvendo attorno alla figura del bambino che da oggetto è passato a pieno soggetto di diritto con possibilità di esprimere la propria opinione in relazione a un percorso che mira ad attribuirgli una famiglia. A tale cambiamento hanno prevalentemente contribuito le norme di natura convenzionale adottate dalla comunità internazionale. Proprio a partire da queste norme, emanate nell’ambito delle Nazioni Unite, del Consiglio d’Europa e della Conferenza de L’Aja, vengono esaminate le modalità attraverso le quali il diritto internazionale ha predisposto un sistema a riconoscimento della dignità del bambino come persona e a sua protezione anche con riferimento all’adozione internazionale. Viene così evidenziata l’importanza, per esempio, dell’identificazione di modalità di collaborazioni precise tra le autorità nazionali coinvolte, così come del principio di sussidiarietà in cui l’adozione internazionale è vista come extrema ratio esperibile solo nel caso in cui, nel pieno interesse del bambino, non sia possibile garantire una soluzione adeguata nel Paese di origine. Si tratta di elementi introdotti nella Convenzione ONU sui diritti del fanciullo del 1989, ma che risultano assunti cardine della Convenzione de L’Aja in materia di adozione internazionale. Concluso l’esame delle convenzioni internazionali, viene analizzato l’istituto dell’adozione e dell’apparato a esso preposto nel sistema italiano in chiave di confronto e verifica rispetto ai principi convenzionali internazionali menzionati, attribuendo uno spazio particolare all’operato del Consiglio d’Europa. L’attuale sistema normativo sembra caratterizzato da cinque elementi: garanzia del rispetto dei diritti del bambino proveniente da un Paese straniero; eliminazione del sistema “fai da te” e regolamentazione puntuale del processo ad elusione di forme di mercificazione del bambino; maggior sostegno alle coppie che intendono intraprendere il percorso adottivo; cooperazione tra gli Stati; applicazione del principio di sussidiarietà dell’adozione internazionale da attuare sulla base di valutazioni di caso e nel rispetto del superiore interesse del fanciullo. A seguire si analizza come l’adozione della Convenzione de L’Aja abbia rappresentato un momento di passaggio forte per il nostro ordinamento definendo le tappe della procedura e dei soggetti coinvolti in questa. A tali aspetti sono dedicati due capitoli che si concludono con tavole illustrative rispettivamente dedicate ai soggetti dell’adozione e ai ruoli di questi, e alle tappe dell’adozione a seconda della provenienza del bambino. Il lavoro si conclude con l’esame della giurisprudenza della Corte internazionale sui diritti dell’uomo, dando indicazioni utili su come azionare tali meccanismi di tutela dei diritti dei soggetti coinvolti. Il volume, nel suo intento pratico, fornisce in appendice, oltre ai formulari, anche informazioni sui costi dell’adozione ripartiti per area geografica (Europa, Africa, Asia e America centrale e del Sud).
 

L’affido omoculturale in Italia

 AA.VV. - Roma : Sinnos, c2009. - 205 p. ; 21 cm. - (Segni. Strumenti interculturali). - ISBN 9788876091605.

Nel volume si illustrano alcuni progetti sperimentali di affidamento omoculturale, cioè di affidamento di minori stranieri a famiglie appartenenti alla loro stessa cultura, avviati in diverse città italiane: Cremona, Genova, Parma, Milano, Padova, Ravenna e Venezia; un’attenzione specifica viene rivolta all’esperienza di Genova che ha promosso la realizzazione del volume. In alcune città (Padova, Parma, Ravenna e Venezia), la sperimentazione ha riguardato in particolare l’accoglienza di minori non accompagnati. Le esperienze maturate vengono proposte all’interno di un quadro di riflessione più ampio sul valore dell’affidamento omoculturale come possibilità offerta ai minori stranieri, inclusi i minori non accompagnati, di incontrare una famiglia a loro omologa culturalmente che si assuma la responsabilità di accoglierli in un momento difficile della loro vita, offrendo loro anche un modello di uguale derivazione culturale che ha raggiunto buoni risultati nel processo di integrazione nel nostro Paese. La descrizione dei progetti è preceduta da un capitolo che delinea il quadro normativo di riferimento dell’affidamento familiare, corredato da dati statistici sulla presenza di famiglie di origine straniera nelle città coinvolte. Nell’ultima parte del volume vengono delineate le possibili linee di sviluppo dell’affidamento familiare nelle sue diverse forme.

Io non posso proteggerti : quando l’affido finisce : testimonianze e proposte perché gli affetti possano continuare

Carla Forcolin. - Milano . F. Angeli, c2009. - 175 p. ; 23 cm. - (Politiche e servizi sociali ; 1.3). - Bibliografia: p. 173-174. - ISBN 9788856807684.

A partire dalle testimonianze di genitori affidatari e altri protagonisti di storie di affido (fratelli, assistenti sociali, nonni, giudici…), ci si chiede se sia giusto procedere all’affidamento di bambini piccolissimi per poi allontanarli dalla famiglia affidataria, che ne ha avuto cura per un periodo significativo e che i bambini riconoscono oramai come la loro vera famiglia. Ci si chiede inoltre se sia giusto far interrompere ai bambini ogni legame con la famiglia affidataria quando l’affidamento finisce e, più in generale, quali rapporti debbano esserci fra l’istituto dell’affidamento e quello dall’adozione. La preoccupazione di tenere questi istituti rigidamente separati pesa spesso di più della preoccupazione di tutelare il mondo interno di tanti bambini, quando lo scopo della legge 149/01 è in realtà di fare il bene del bambino e di dargli una famiglia. Viene evidenziato come il nostro Paese non riesca sempre ad attuare, nel delicato momento della conclusione dell’affidamento, alcuni aspetti della Convenzione internazionale sui diritti del fanciullo (CRC) di New York: il bambino non è osservato, gli affidatari non sono ascoltati, non si permette al bambino di avere stabilità nella sua vita relazionale, si interrompono bruscamente e definitivamente rapporti per lui importanti, che mai si sarebbero interrotti se fosse stato posto nella stessa famiglia in adozione. Il suo punto di vista e i suoi affetti vengono cancellati, senza pensare che il bambino posto in affidamento è un bambino che ha già subito un abbandono. Tutti gli operatori sociali, i politici e coloro che si occupano dell’infanzia nel nostro Paese devono prendere coscienza di questo problema, per non creare più orfani per legge. Il testo, che sostiene con forza la priorità della continuità degli affetti nel rispetto dei diritti dei bambini, raccoglie in appendice diversi contributi valutativi di tecnici del settore, tra cui quelli di Francesco Paolo Occhiogrosso, giudice e presidente del Centro nazionale di documentazione e analisi per l’infanzia e l’adolescenza, di Valerio Belotti, coordinatore del suddetto Centro nazionale e docente universitario, e di Claudio Foti, psicoterapeuta.